

125. L'ammutinamento della corazzata Potmkin.

Da: V. Gitermann, Storia della Russia, La Nuova Italia, Firenze,
1963.

Alla rivoluzione del 1905, scoppiata in seguito alle ristrettezze
economiche causate dalla guerra russo-giapponese, non
parteciparono soltanto le masse operaie, che espressero i primi
soviet, e le plebi rurali, che occuparono vaste estensioni di
terre, ma anche forze militari. L'episodio pi famoso al riguardo
fu senza dubbio l'ammutinamento della corazzata Potmkin, di
stanza nel porto di Odessa (sul mar Nero), i cui marinai gettarono
a mare i loro ufficiali e minacciarono di bombardare la stessa
citt. Bench l'insubordinazione non avesse poi seguito e si
andasse esaurendo spontaneamente, l'episodio dimostr, come
afferma lo storico svizzero Valentin Gitermann, che la compatta
fedelt dell'esercito allo zarismo si andava incrinando e che era
possibile un'insurrezione armata con la partecipazione anche di
settori della marina e dell'esercito. Nel suo complesso questa
rivolta, bench momentaneamente fallita, mostr anche alla
borghesia russa che la strada della rivolta popolare, e non quella
delle riforme, era l'unica praticabile per combattere l'autocrazia
zarista ed arrivare ad instaurare un regime parlamentare.


Dopo la domenica di sangue [il 22 gennaio 1905, quando la
guardia imperiale spar sulla folla dei dimostranti], grandi
frazioni del proletariato erano attratte in un movimento quasi
ininterrotto di scioperi al quale, ora in questa, ora in quella
parte dell'impero, prendevano parte centinaia di migliaia di
persone. Dappertutto gli scioperanti facevano delle dimostrazioni,
con parole d'ordine di natura non soltanto economica, ma ben
anche, e sempre pi, politica e rivoluzionaria. Sotto
l'impressione di conflitti cruenti con la polizia e con le truppe,
andava crescendo il numero dei fautori dell'insurrezione armata.
Si distinguevano per il loro radicalismo specialmente gli operai
metallurgici e, successivamente, i tessili; ma agli scioperi
prendevano parte anche fornai, calzolai, carrettieri, impiegati di
commercio, domestici ed altri. Nella zona tessile di Ivanovo-
Voznesensk, nel maggio del 1905, scoppi uno sciopero di cui fu
affidata la direzione ad un Consiglio di operai, il primo soviet
proletario della storia russa. Questo soviet provvedeva alla
disciplina, alla sorveglianza delle aziende colpite dallo
sciopero, all'assistenza finanziaria degli scioperanti; reprimeva
lo spaccio di bevande alcooliche ed indiceva riunioni sindacali e
politiche. Quanto pi brutalmente procedevano le autorit contro
gli scioperanti, tanto pi evidente saltava agli occhi dei
lavoratori che i postulati democratici della grande borghesia non
impedivano allo zarismo di prender le parti del capitale contro i
lavoratori. Ed allora i proletari gridavano abbasso
l'autocrazia, non gi per manifestar entusiasmo per la dottrina
di Montesquieu circa la separazione dei poteri [considerata
necessaria dall'illuminista francese nel quadro dello Stato
liberale], ma perch vedevano che ogniqualvolta si trattava di
migliorare le loro condizioni d'esistenza, l'assolutismo si
dimostrava alleato del loro nemico di classe. Nelle citt
industriali della Polonia russa, a Ldz, a Bialystok, il movimento
di sciopero degli operai dette luogo a lotte cruente e a
barricate, che nel giugno del 1905 durarono pi giorni e
costituirono, per cos dire, l'esperimento delle future
insurrezioni armate.
L'eccitazione causata dagli scioperi si propag anche alla
popolazione rurale: molti operai di fabbrica, che avevano diritto
alla loro parte nella comunione dei campi, stavano ancora in
contatto con i loro villaggi natii. In vari governatorati, come
Orl, Kursk, Cernigov ed altri, fin dal febbraio del 1905 i
contadini cominciarono ad impadronirsi con la forza delle tenute
dei latifondisti. Presto tali azioni si estesero ad una gran parte
dell'impero degli zar. I contadini, per lo pi di notte,
saccheggiavano i magazzini, asportavano bestiame, spartivano campi
e prati, bruciavano i libri amministrativi e specialmente i
documenti ipotecari; in vari luoghi incendiavano edifici aziendali
e ville per impedire definitivamente il ritorno dei legittimi
proprietari. Alle truppe mandate contro di loro, opposero
resistenza, particolarmente ostinata ed organizzata nella Georgia
transcaucasica sotto la guida di socialisti esiliati della
corrente bolscevica [cio seguaci di Lenin, contrapposti nel
partito socialdemocratico russo ai menscevichi di Georgij
Plechanov, fautori di un passaggio pi graduale verso il
socialismo]. In Lettonia, in Estonia, in Polonia, nella Russia
Bianca, migliaia di braccianti entrarono in sciopero al momento
dei pi intensi lavori agricoli, e qua e l espropriarono i beni
dei possidenti e tentarono di gestirli collettivamente.
I moventi che spingevano i contadini a tali atti erano di natura
espressamente economica, come rest stabilito da istruttorie sui
saccheggi. [...] Soltanto raramente i contadini presentavano
rivendicazioni politiche, ma non per impulso proprio, sibbene per
incitamento degli intellettuali che li sobillavano.
Il fermento rivoluzionario si fece ben presto sentire anche
nell'esercito, e specialmente nella marina militare. I marinai,
dati i complessi meccanismi degli incrociatori moderni, si
reclutavano per lo pi nella classe operaia, meno tra i contadini.
Qui non si dava particolare importanza alla fidatezza politica,
perch la flotta non poteva essere utile per il servizio d'ordine
contro il nemico interno. Gli ufficiali di marina provenivano
quasi totalmente dalla nobilt: trattavano i marinai con molta
durezza e li facevano mangiar male, mentre essi vivevano
magnificamente a spese della ciurma. Gi dal 1903 agitatori
socialisti avevano incominciato a sfruttare il malcontento
serpeggiante tra i marinai. Nell'estate del 1905 la propaganda
rivoluzionaria venne efficacemente sorretta dalle infauste notizie
provenienti dal teatro della guerra giapponese, e si disegnava gi
una ribellione tra le guarnigioni di stanza a Sebastopoli. Ma
prima che si potesse pensare all'attuazione di questo disegno,
scoppi spontaneamente un ammutinamento sull'incrociatore
corazzato  Potmkin . Allorch, il 14 (27) giugno del 1905, alla
ciurma di questa nave fu presentata della carne guasta, essa
protest vivamente. Dopo un violento scambio di parole, un
ufficiale abbatt il marinaio Vakulencuk. Ed ecco la ciurma
gettare in mare i suoi ufficiali, impadronirsi dell'incrociatore,
issare bandiera rossa ed entrar cos nel porto di Odessa (sul mar
Nero), dove appunto in quel momento era in corso un grande
sciopero. Vakulencuk fu seppellito con grande concorso di gente.
Le autorit locali non osarono opporre resistenza, giacch la nave
ammutinata minacci, con tiri dimostrativi di un pezzo di grosso
calibro, di bombardare la citt. I marinai avrebbero potuto
occupare Odessa e farne punto d'appoggio di una lotta armata
contro lo zarismo, ma non osarono scendere a terra e decisero di
attendere l'appoggio d'altre navi. Tre giorni dopo arrivarono le
altre unit della squadra di Sebastopoli, con l'ordine di
ristabilire la disciplina sul  Potmkin . L'incrociatore and
incontro alla squadra a tutto vapore e venne salutato dalla ciurma
di quelle navi con grida di urr. L'incrociatore  Georgij
Pobedonoscev  alz anch'esso bandiera rossa mentre le altre unit
si ritirarono: l'ammiraglio comandante non aveva potuto indurre i
suoi dipendenti a lottare contro gli insorti. Sennonch anche
questi si sentivano scoraggiati perch tutta la flotta non era
passata a loro. Sul  Georgij Pobedonoscev  i marinai si
lasciarono persuadere dagli ufficiali che la continuazione
dell'ammutinamento era senza speranza, e s'arresero.
Contemporaneamente fall ad Odessa lo sciopero generale, e la
citt venne occupata da truppe fedeli al governo. Il  Potmkin ,
rimasto solo, non poteva pi far nulla. Per quasi una settimana
err qua e l, comandato dal marinaio Matjusenko, battendo
bandiera rossa. Allorch a Costanza volle prendere a bordo carbone
e viveri, le autorit romene glielo vietarono. A Feodosija, dove
ebbe un po' di provvigioni ma non combustibile, fu attaccato e
sub perdite. Infine torn a Costanza, dove la sua ciurma scese a
terra e si disperse. Sebbene l'ammutinamento del  Potmkin 
avesse avuto carattere soltanto episodico, non manc d'avere
considerevole efficacia psicologica. Cominci a vacillare la
fiducia dello zar nella fedelt delle sue forze combattenti, e
crebbe la disposizione a concluder la pace con il Giappone. Tra le
truppe di riserva si verificarono sempre pi spesso disordini, nel
corso dei quali rimasero uccisi qua e l degli ufficiali. Lo stato
d'animo rivoluzionario s'intensific. Dopo la ribellione dei
marinai, non fu pi un'astrazione, nella coscienza delle masse,
l'idea che contro l'autocrazia si potesse tentare un'insurrezione
armata. Perfino la borghesia liberale assunse accenti pi audaci.
Finora abbiamo sperato riforme dall'alto, disse uno dei suoi
capi, d'ora in poi la nostra speranza sar il popolo. L'impotenza
e l'incapacit del governo hanno provocato la rivoluzione. Ora
dobbiamo volgerci coraggiosamente al popolo, non pi allo zar.
Senza dubbio esistevano segni che nel popolo s'andavano
accumulando sempre pi energie rivoluzionarie; ma non era chiaro a
quali fini potessero venir mobilitate tali forze, e se esse
fossero sufficienti a vincere le forze di cui disponeva lo
zarismo. La borghesia liberale voleva servirsi dell'inquietudine
ribollente nel popolo per imporre l'introduzione di una
costituzione e del sistema di governo parlamentare: esigeva di
poter partecipare al potere statale, s da creare pi favorevoli
condizioni allo sviluppo del capitalismo e da potersi appropriare
di una parte maggiore del plusvalore prodotto nel paese. Pi in l
non andavano i suoi desideri, quindi essa era pronta, una volta
conseguiti i suoi postulati, ad allearsi con lo zarismo,
costituzionalmente imbrigliato, contro il popolo da imbrigliare;
a scivolare cio nel campo della reazione. Una radicale
emancipazione degli operai e dei contadini dalla miseria e dallo
sfruttamento assolutamente non era contemplata nel programma
borghese. In sostanza la borghesia mirava a farsi portare al
governo dall'onda dell'agitazione popolare, per servirsi poi del
potere ai suoi fini politici di classe.
